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Moni Ovadia: immigrati una ricchezza

SAN VITO LO CAPO (TRAPANI), 22 SET- “Il cibo migliore nasce dalle contaminazioni e la Sicilia, terra dolorosa e magica, ne è un esempio”. Esordisce così Moni Ovadia, scrittore, attore, cantante, uomo di cultura e di pace fra i più profondi del nostro presente, ospite domani della dodicesima edizione del Cous Cous Fest, in programma a San Vito lo Capo fino a domenica. “La più grande pasticceria del mondo è siciliana ed è il sunto della cultura arabo – turco - mediterranea e della tradizione mitteleuropea”, continua Ovadia, che domani sarà ospite speciale del talk show “Cafè Le Cous Cous”, a partire dalle 21.30. All’incontro, condotto da Donatella Bianchi e Vanessa Galipoli sul palco allestito in piazza Santuario, parteciperà anche il mattatore Sasà Salvaggio.

Nei suoi lavori teatrali (da “Oylem Goylem” al “Banchiere errante” e “Diario ironico dall'esilio”, scritto con il regista siciliano Roberto Andò) e nei suoi libri (“L’ebreo che ride”, “Ballata di fine millennio”, “Vai a te stesso”, “Lavoratori di tutto il mondo, ridete”) si alternano tradizioni e riflessioni, barzellette e aneddoti tratti dalla vita quotidiana dell’Europa Orientale, il tutto condito dal “witz”, cioè il proverbiale umorismo ebraico.
 
Tema centrale del talk show sarà l’integrazione culturale, motivo dominante della rassegna: “Gli immigrati sono la ricchezza del nostro futuro”, ha dichiarato l’artista cosmopolita. “Io sono nato in Bulgaria - ha continuato - sono milanese d’adozione e parlo il dialetto meneghino, ma se ascolto uno spettacolo in siciliano di Franco Scaldati lo comprendo perfettamente. Ignazio Buttitta è stato un mio grande amico e, a tavola, adoro il risotto allo zafferano insieme alla pasta con le sarde e i dolci siciliani.”
E, sulla polemica scoppiata a seguito di alcune ordinanze che in certi Comuni italiani hanno vietato kebab e altri cibi etnici, dice che “certi provvedimenti liberticidi non servono a tutelare le tradizioni locali.” E conclude: “Perché devo vedere un mondo in bianco e nero se posso vederne uno con milioni di colori?”