San Vito Lo Capo

The sea of a crystalline turquoise, the beach of white and fine sand, the bright fuchsia of the bougainvilleas, the gold of the sunset and of the couscous. Colors that remain in the soul.

Time flows slowly, the breeze and the sun are perfect for relaxation. The low, white houses are dotted with stains of flowers. Nearby there are ancient towers, caves and coves, and a sea of unique colors, the sand of blinding light, the white of jasmine and fuchsia of bougainvillea. San Vito Lo Capo, the spearhead of the province of Trapani, is the perfect blend of what is most beautiful in the Mediterranean, the perfect synthesis of colors, scents, views and unforgettable scenery. Like those of the nearby reserves of Monte Cofano and Zingaro, two special oases, naturalistic shows that have very few equals at these latitudes and surround San Vito as if in an embrace.

Conoscere San Vito Lo Capo

Comune da poco più di una cinquantina d’anni, il territorio di San Vito Lo Capo ha fatto i conti con i popoli e con le civiltà che hanno investito nei secoli la Sicilia. Alla storia (dai primissimi insediamenti del Paleolitico superiore fino alle colonizzazioni da parte di fenici, arabi, normanni e aragonesi) si affianca anche la leggenda, quella di San Vito martire, patrono del paese: giovane patrizio andato via da Mazara (per sfuggire alle persecuzioni dell’imperatore Diocleziano), con la nutrice Crescenzia e l’istitutore Modesto, che lo avevano convertito al cristianesimo: tutti loro furono vittime di persecuzioni, torturi e prigionia. Già nel 300 fu intitolata una prima cappella a San Vito a cui, tuttora, è dedicato il Santuario quattrocentesco, che si trova nella piazza principale; sulla strada provinciale che porta da San Vito a Macari c’è la Cappella di Santa Crescenza, dalle forme tipicamente arabe: qui, secondo la leggenda, la santa infranse il divieto di girarsi a guardare la cittadina, che aveva fondato con Vito, trasformandosi in pietra. Altre tracce di storia? La Tonnara del Secco, dove sono conservati i resti degli impianti di lavorazione del pesce, ma non più in funzione dalla fine degli anni Sessanta. Ma anche il Faro, datato 1875, e le antiche torri di avvistamento del XVI secolo – Sceri, Isolidda, Torrazzo e Impiso – che dominano il paesaggio di San Vito e, in origine, servivano a difendere la costa dai saccheggi dei pirati. Pezzi di memoria.

Da Levante a Ponente

I dintorni di San Vito Lo Capo non la fanno sfigurare. A levante e a ponente, tra graziose calette e splendide spiagge, i suggestivi tratti di costa, rocciosa o sabbiosa, aspettano solo un tuffo: golfi, piccoli baie, scogli modellati dal tempo e dall’acqua, insenature, grotte marine. La costa di levante, quella che conduce e attraversa la riserva dello Zingaro, è puntellata di sorprese e meraviglie, autentici sogni ad occhi aperti, dal promontorio roccioso di Cala Tonnarella alle rocce selvagge di Cala Marinella e Cala Berretta, dalle incontaminate – ricche di flora e fauna – Cala Punta Leone e Cala ‘Disa alle trasparenti Cala Ficarella e Cala Torre dell’Uzzo. Anche la costa di ponente offre angoli di una bellezza mozzafiato, magari da raggiungere soltanto a piedi o in mountain bike, come Cala Mancina e Cala Topata, tra costoni di roccia, arenili di scogli, ma anche spiagge di sabbia finissima come quella di Calazza e di Rina Santa Margherita.

La gastronomia sanvitese

Protagonista assoluto della gastronomia locale, vera eccellenza, è il Cous Cous, piatto tipico di molti paesi arabi, qui preparato prevalentemente secondo la ricetta tradizionale del territorio, con la zuppa di pesce e disponibile in tutti i ristoranti della cittadina. Cous cous a parte, c’è l’imbarazzo della scelta: pesce fresco, ricci e pescespada, ma soprattutto tonno, quello salato, quello aromatizzato, la cosiddetta sasizzella, ma anche ventresca e bottarga. Altro piatto da non perdere è la tipica pasta fresca locale, le cosiddette busiate. condite col pesto alla trapanese, pomodoro, aglio e prezzemolo. Per finire in bellezza ogni pasto non mancano i dolci: tentazioni comuni per il palato sono cannoli, cassate, granite e gelati di ogni tipo; la golosità assoluta da queste parti, però, è il caldofreddo, una coppa con fondo di gelato, cappello di pan di spagna imbevuto di rum, ricoperto da panna montata e una colata di cioccolata calda. Come resistergli?

Il mare
Il mare dai fondali incontaminati, qui, è la regola, non l’eccezione. Lo specchio di mare ha acque basse e cristalline, di tutte le sfumature di blu, l’ambiente marino è unico, la spiaggia di sabbia dorata – accessibile anche a chi ha diverse abilità motorie – è lunga oltre un chilometro, con numerosi lidi attrezzati, ed è punteggiata di palme e baciata dal sole.

Le acque antistanti la tonnara custodiscono il relitto del cargo cipriota Kent, chiamato la nave dei corani per il suo carico di libri sacri. Tra gli alberi della nave, affondata nel 1978, si nascondono murene e gronghi stanziali, cernie, branchi di saraghi, pesci pelagici e tantissimi scorfani rossi. In alcune zone basta superare i 40 metri per trovare i primi rami di corallo rosso, piccoli e di nessun valore commerciale, ma ambitissimi dai fotografi. Negli abissi ci sono anche Circe, Enotria, Lussin e il sommergibile britannico Thunderbolt. Un magnifico universo sottomarino che aspetta solo di essere scoperto.