Il campionato del mondo del cous cous, cuore della rassegna, è la sua anima più allegra e colorata. Nelle cucine di San Vito Lo Capo si incrociano lingue, culture e religioni diverse all’insegna della multiculturalità e dell’integrazione culturale attraverso il cibo. Dieci paesi del mondo si sfidano al Cous Cous Fest tra ricette, sorrisi e cultura. Quest’anno ci saranno per la prima volta a San Vito l’Angola e il Perù. Sarà Luis Miguel, in arte chef Kitaba a rappresentare l’Angola.  Nel suo Paese è una celebrità, perché conduce un programma in onda su TPA, la tv nazionale angolana. Per il Perù a San Vito Lo Capo ci sarà Rafael Rodriguez. Ha collaborato con grandi chef come Luigi Pomata e Roberto Andreoni e stretto grandi amicizie con Pino Cuttaia, Luca Mozzaniga, Giancarlo Morelli e Giovanni Cattaneo. Oggi è consulente gastronomico per importanti alberghi e ristoranti in Italia, attualmente ai ristoranti Timè e Daniel, Ikea Gourmet e collabora con il ristorante Hotel Griso a Lecco. Per la Francia in gara ci sarà Mohammed Herbi, chef e patron del ristorante Le Grain de Folie, nel cuore della campagna fiamminga a nord della Francia, che gestisce con la moglie Selma. Il locale, che propone in carta diversi cous cous, è la sintesi perfetta delle passioni della coppia: la cucina, l’equitazione e il restauro. Ron e Leetal Arazi, al timone del ristorante newyorkese NYShuk (New York Shuk), rappresenteranno l’Israele. I due chef, coppia anche nella vita, sono promotori della tradizione culinaria mediorientale ed ebraica sefardita. Fieri della lavorazione a mano della semola, secondo le antiche tradizioni tramandate dalle loro comunità, con la loro cucina vogliono far conoscere e valorizzare i cibi che fanno parte della loro cultura gastronomica. Per le Mauritius torna lo chef  Vinod Sookar, executive chef del Fornello da Ricci a Ceglie Messapica (Brindisi), una stella Michelin. Per la Tunisia in gara ci sarà Nabil Bakouss, che lavora al ristorante Joia a Porta Venezia, a Milano, del grande chef di origini svizzere Pietro Leemann, premiato con una stella Michelin dal 1996. Il ristorante propone alta cucina vegetariana secondo la filosofia di Leemann all’insegna di una alimentazione sana come stile di vita e del concetto che il cibo è nutrimento per il corpo, per la mente e per la psiche.  Per gli Stati Uniti parteciperà Mary Sue Milliken, ambasciatrice di una cucina messicana moderna, che fa parte dell’American chef corps, la delegazione di chef selezionati dal Dipartimento di Stato Americano che si adopera per utilizzare il cibo come ulteriore strumento nelle relazioni diplomatiche con gli altri Paesi. Mary Sue, alla guida dei Border Grill Restaurants a Santa Monica, nel centro di Los Angeles e a Las Vegas, è anche co-autrice di cinque libri di cucina. Con lei in squadra c’è Bob Blumer, l’artista culinario autore e conduttore delle serie televisive americane Surreal Gourmet e Glutton for Punishment e conduttore di World’s Weirdest Restaurants. In gara per la Palestina George Suheil Srour, executive chef al ristorante Hareer, all’interno del Jala Food Company Beit Jala, il maggiore business club privato ed esclusivo a Ramallah. Con lui in squadra Elias Bassous, chef de partie al Jacir Palace Hotel, un lussuoso hotel 5 stelle nel cuore di Betlemme. Sarà la giovane chef El Aafyouny Ouafaa, infine, che lavora all’hotel Danieli di Venezia, un albergo Luxury Collection a pochi passi da piazza San Marco a rappresentare il Marocco.

Alvaro Soler